Mentre riposano tra i petali o nell’arnia, le api consolidano i ricordi del giorno: il loro sonno non è solo dolce, è essenziale per la vita dell’alveare.
Non sorprende che le api abbiano buona memoria: sono in grado di memorizzare con precisione colori, forme, odori e posizione dei fiori più ricchi di nettare e polline; orientandosi con il sole e la luce polarizzata riescono a ricordare la collocazione del loro alveare anche dopo essersi allontanate per chilometri e una volta tornate a casa, con la danza dell’addome, sono molto brave nel comunicare alle loro compagne bottinatrici dove si trovano le fonti di cibo.
Come avviene per l’uomo, la memoria e l’apprendimento delle api hanno un forte legame con il sonno: dormire è utile al consolidamento delle informazioni apprese durante la giornata e anche il piccolo ma efficiente cervello dell’ape ne ha bisogno per poter ricordare e imparare al meglio.
E’ stato dimostrato che la deprivazione del sonno nelle api le rende meno efficienti nello scambio di comunicazioni che avviene durante la danza dell’addome.
Così, quando è arrivato il momento di riposare, che sia sopra un fiore o all’interno dell’arnia, l’ape abbassa le sue antenne e si rilassa su un fianco.
La durata del riposo sembra variare in base ai diversi compiti che l’ape è tenuta a svolgere durante la sua vita, da “giovane” all’interno dell’arnia e da “anziana” soprattutto all’esterno: le nutrici, per poter accudire con costanza le larve, si concedono di frequente brevi pisolini; le api bottinatrici fanno pisolini più lunghi, anche della durata di una notte.
Talvolta durante il sonno alzano e abbassano le antenne senza svegliarsi, movimenti involontari che ricordano quelli compiuti durante i sogni. E’ quindi altamente probabile che le api sognino, che cosa non ci è dato saperlo ma possiamo immaginare che sia qualcosa di dolce!
“L’intelligenza delle api” R. Menzel, M. Eckoldt
“Le api” A. Contessi
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